Negli ultimi mesi l’Unione europea è più cauta nel guardare ad est, il suo interesse verso l’allargamento ai Balcani è diminuito, ma l’Albania procede spedita nell’adozione dell’acquis comunitario. L’obiettivo è chiudere i capitoli negoziali nel 2027 e aderire entro il 2030.
L’Albania, insieme al Montenegro, sono i Paesi che hanno fatto più passi in avanti nel processo di adesione all’Unione europea, tanto da essere definiti “front runners” nei palazzi di Bruxelles. Tuttavia, ora che questi Paesi entrano nel vivo dell’adozione e implementazione delle normative europee, l’interesse verso il loro ingresso nell’UE sembra essersi affievolito, quanto meno nel caso dell’Albania.
Nel 2009 l’Albania ha presentato domanda di adesione all’UE e cinque anni dopo ha ottenuto lo status di Paese candidato. Fra il 2024 e il 2025 ha aperto tutti i capitoli negoziali, un record per un Paese candidato .
A spingere questo percorso c’è qualcosa di più profondo di una semplice ambizione diplomatica. “Se c’è qualcosa che non è cambiato in questi trent’anni per quanto riguarda la popolazione e la politica albanese, è questo desiderio di ritornare politicamente nelle istituzioni e nel mondo occidentale in Europa”, spiega Roland Dodani, professore di diritto della concorrenza all’Università di Scutari ed esperto di Unione europea. “Per noi è un ritorno importantissimo che non riguarda solo l’economia”.
È proprio questo sentimento diffuso che motiva la spinta dell’Albania nell’apertura di tutti i capitoli e nella volontà di chiuderli entro il 2027 per entrare nell’Unione europea a pieno diritto entro il 2030. Una missione che, come si dice in bruxellese, è “challenging but not impossible” (impegnativo ma non impossibile).
Tuttavia, i problemi che il Paese deve risolvere sono molti: dalla giustizia, allo Stato di diritto, alla lotta alla corruzione, la mancanza di trasporti pubblici – reti ferroviarie incluse -, di una sanità efficiente, così come dell’istruzione, per non parlare della questione della trasparenza dei concorsi. E di tutte queste questioni ne sono bene al corrente gli Stati europei, in particolare quelli che hanno fatto del rispetto dello Stato di diritto, l’imperativo per l’ingresso dei Paesi candidati.
Su questo aspetto l’Albania ha fatto passi in avanti, ma non passa giorno in cui la classe politica e dirigente non sia al centro di qualche caso di corruzione o abuso d’ufficio.
Riforma della giustizia
Nel 2016 è stata avviata la più grande campagna di “ripulitura” della giustizia, in cui oltre 800 giudici e magistrati sono stati sottoposti a controlli sulla competenza professionale, integrità morale (controlli patrimoniali) e sui legami col crimine organizzato. Circa la metà dei giudici non ha passato la scrematura.
“La riforma i primi obiettivi li ha raggiunti”, riconosce Dodani, “ma il problema è che i tribunali si sono svuotati, causando un rallentamento dei processi. Si iniziano a vedere i primi risultati, ma molto si deve ancora fare per quanto riguarda la velocità dei procedimenti giudiziari”. L’Unione europea è stata tra i principali sostenitori di questa riforma, con oltre 50 milioni di euro investiti finora e altri 25 milioni impegnati nei prossimi anni.
Sempre grazie alla riforma della giustizia è stata anche istituita la struttura speciale SPAK, una commissione per combattere la corruzione e la criminalità organizzata nel Paese, sul modello della nostra Direzione Nazionale Antimafia ed Antiterrorismo, con cui SPAK collabora.
I risultati sono visibili: tra gli arrestati figurano l’ex sindaco di Tirana Erion Veliaj, accusato di abuso d’ufficio, corruzione e riciclaggio, cinque ministri e l’ex Presidente della Repubblica Ilir Meta, fermato nel 2024 con accuse di corruzione, riciclaggio e omessa dichiarazione dei beni.
“In Albania adesso abbiamo ministri finiti in carcere, l’ex presidente della repubblica, il sindaco di Tirana. Qualcosa si è mosso”, commenta Dodani. “Ma non è facile cambiare immediatamente a livello sostanziale la vita della popolazione o il benessere collettivo. Quello ancora si deve verificare”.
L’accelerazione legislativa selvaggia dell’Albania per l’allargamento preoccupa la società civile
L’ultimo caso riguarda Belinda Balluku, ex Vice prima ministra dell’Albania, accusata da SPAK di aver interferito con le procedure relative agli appalti pubblici nel settore delle infrastrutture in sette casi riguardanti la costruzione di strade, ma alla quale il Parlamento ha assicurato l’immunità, impedendo ai procuratori di continuare le indagini. Questo ha infastidito profondamente non solo i cittadini e le cittadine albanesi, che vedono nei procuratori anticorruzione degli eroi contemporanei, ma anche Stati come la Germania, che stanno facendo del rispetto dello Stato di diritto il criterio centrale nell’allargamento.
In questo contesto l’Unione europea viene vista come l’unica speranza per un rinnovamento morale della classe politica. “È un fatto evidente che tutti questi paesi dei Balcani hanno problemi seri con la corruzione e infiltrazioni del mondo criminale o della mafia e un controllo maggiore dell’UE potrebbe rendere più difficile, e non dico impossibile, queste infiltrazioni e corruzione” sottolinea Dodani, riportando un sentimento comune a molti cittadini albanesi.
“Non so se da soli – i Paesi dei Balcani – possono avere la forza di oltrepassare queste sfide importanti che riguardano lo stato di diritto e il combattere la criminalità organizzata e formalizzazione dell’economia”.
L’armonizzazione legislativa fra i punti di forza
Sul piano normativo, l’Albania ha accumulato un vantaggio significativo rispetto ad altri Paesi candidati. “Su questo piano l’Albania è abbastanza avanti”, sottolinea Dodani. Il processo di armonizzazione legislativa è iniziato decenni fa: la legislazione sulla concorrenza, per esempio, è stata allineata agli standard europei già dal 2003, prima ancora della firma dell’Accordo di Stabilizzazione e Associazione.
A livello economico si registrano segnali positivi, poiché lo stipendio medio è aumentato e dal 1 gennaio 2026 è entrato in vigore un nuovo salario minimo di 500 euro al mese, avvicinando l’Albania agli standard salariali degli altri Paesi balcanici.
Tuttavia, Dodani mette in guardia da un ottimismo eccessivo: “Ci sono elementi che spesso si contraddicono. Lo standard economico è aumentato, ma quando guardi all’economia innovativa, ai servizi e all’agricoltura, c’è ancora molta fatica. Facciamo ancora fatica a creare un’economia che innova, con capitali che non siano solo nell’edilizia o nel turismo. Sul lato reale c’è ancora molto da fare.”
La sfida demografica è un’emorragia silenziosa
Tra le sfide più serie che l’Albania deve affrontare in vista dell’adesione, quella demografica rischia di essere la più difficile da invertire.
Secondo i dati dell’Istituto nazionale di statistica albanese (INSTAT), al 1° gennaio 2025 la popolazione era di 2.363.314 abitanti, in calo dell’1,2% rispetto all’anno precedente. Il saldo migratorio è rimasto negativo con -28.836 persone, mentre l’incremento naturale – pur positivo con 1.208 nati in più rispetto ai morti – si è dimezzato rispetto al 2023. Negli anni precedenti il fenomeno era stato ancora più marcato: nel 2021 circa 42.000 persone avevano lasciato il Paese, oltre 46.000 nel 2022.
“La sfida principale è demografica”, avverte Dodani. “L’emigrazione è un elemento importante, ma anche la natalità è un altro argomento: purtroppo gli albanesi non fanno più figli. Il problema demografico diventerà sempre più rilevante”. Esistono alcune tendenze inverse di ritorno, ma restano fenomeni marginali rispetto al flusso in uscita.
L’Albania è completamente allineata alla politica estera europea
Al di là dei numeri economici, il dibattito sull’allargamento ha una dimensione strategica che Dodani ritiene centrale. “La decisione deve essere politica”, afferma con convinzione.
“L’economia albanese è molto piccola, anche paragonata con Romania e Bulgaria: non impatta economicamente l’UE. È semmai l’economia albanese a rischiare di più, perché non è ancora del tutto pronta e l’incontro potrebbe causare qualche danno”.
La vera domanda, secondo il professore, è un’altra: “I Paesi balcanici è meglio che siano all’interno dell’UE o all’esterno? Considerando tutto quello che succede a livello di politica internazionale: se i Balcani continuano a essere instabili economicamente, politicamente e demograficamente, quale area ne soffre di più? L’Europa, e soprattutto l’Italia”.
Sul piano degli investimenti esteri, l’Albania ha finora mantenuto una rotta coerente con le aspettative europee. Il primo partner commerciale è l’Italia, seguita da Grecia e Turchia. La Cina non ha investito nel debito pubblico albanese, a differenza di quanto avvenuto in altri Paesi vicini, e nemmeno la Russia.
“Il governo ha fatto molta attenzione a non accogliere investimenti da Paesi non ben visti dall’UE”, osserva Dodani. “La politica estera albanese è sempre stata in linea con quella europea”, come attestano i vari report semestrali redatti dalla Commissione sullo stato di avanzamento dei negoziati.
Infine, rispondendo a chi ritiene che l’Albania non debba entrare nell’Unione perché economicamente arretrata, Dodani risponde richiamando al principio di solidarietà fra gli Stati.
“L’integrazione e l’adesione vanno viste anche dal punto di vista della solidarietà fra gli Stati”, conclude Dodani. “Altrimenti, se fosse solo una comunità economica, perché non entrare a far parte dei BRICS o di qualche altra organizzazione internazionale? L’UE è un insieme di valori in cui credi come società”.

